HUMAN SATISFACTION NEWS n.5

PILLOLE PER UN DIALOGO SU IMPRESA, MARKETING, FORMAZIONE E COMUNICAZIONE 

 

Human Satisfaction News vuol comunicare concetti e notizie utili, per contribuire a una nuova cultura umanistica basata non più sul vecchio modello "consumatore", ma sulla centralità dell'essere umano con le sue necessità da soddisfare nelle aree dell'emotività, della ragione e dell'etica, per troppo tempo dimenticata.  Chi legge potrà se crede  inviare una sua pillola di 5-10 righe, orientata alla human satisfaction dei suoi amici, clienti e stakeholder, firmandola e inserendo la propria mail, con eventuali sito e link, per i lettori manager, imprenditori e professionisti che sono nel data base in costante crescita.


VIGNETTA: CHI RICONOSCETE?


LA FINE DEL CONSUMATORE E LA NASCITA DELLA HUMAN SATISFACTION. PRESENTAZIONI DEL LIBRO E CONSIDERAZIONI EMERSE SULLA DIFFICOLTA' RAPPRESENTATA DALLA DIFESA DELLE ABITUDINI

Marzio Bonferroni

marketing umanistico e human satisfaction

 

Il libro è stato e sarà presentato in varie città, (a Roma il 16.5 alla Fondazione Universitaria RUI) dimostrando di essere occasione e "provocazione" per un forte dibattito. Il 7.4 u.s. alla libreria HOEPLI a Milano, con sala completamente piena di un pubblico che si è rivelato attento e partecipe ai vari interventi di Marzio Bonferroni, Giacomo Samek Lodovici, Giuseppe Romano, Andrea Sparvoli, Francesco Da Riva Grechi e al termine anche di Giovanni Siri. La foto ritrae l'intervento del Professor Marco Vitale.

 

Varie sono state le considerazioni sulle prospettive concretamente utili per le imprese del marketing umanistico, visione e metodo che Bonferroni ha chiarito nelle singole fasi e nei valori innovativi, a partire dalla misurazione delle necessità emotive-razionali-etiche dei vari stakeholder, purchè non si trovino come purtroppo spesso accade ostacoli dovuti soprattutto alla difficoltà di evolvere e cambiare, dato che molti manager più o meno inconsciamente non desiderano misurare…per non essere misurati, privilegiando situazioni consolidate.  

 

Ne è esempio la difesa e l'abitudine relativa al termine e modello "consumatore", di per sè offensivo, umanamente riduttivo e simbolo di egoismo. Se abbiamo il coraggio della verità, è questo un caso evidente di difesa abitudinaria di elemento concettuale mummificato, diventato nel tempo e per abitudine quasi un "tabu'". La lotta contro il tabù è pressochè disperata, ma tanto più necessaria e urgente per le imprese e per i loro stakeholder, ed è in mano soprattutto all'innovatore per mission e vocazione, ovvero all'imprenditore, agli alti vertici d'impresa e ai manager che hanno deciso di rompere con le abitudini obsolete cercando anche se in modo prudente e misurato nuove vie, come quella rappresentata dal marketing umanistico che pone l'essere umano al centro delle strategie, per la sua più  completa soddisfazione, e per obiettivi di profitto inteso come "premio" da parte di chi si sente soddisfatto.

 

 


16.5 A ROMA: INVITO PERSONALE A CHI LEGGE, ANCHE PER AMICI E COLLEGHI


IMPORTANZA DELL'ANALISI ERE, PER UN PROFONDO "ASCOLTO" DELLE NECESSITA' DA RISOLVERE

 Marzio Bonferroni

marketing umanistico e human satisfaction

 

Si intendono come necessità i desideri naturali che sono impressi nella profondità della psiche umana e quindi nella psiche dei vari stakeholder dalla cui soddisfazione dipende il destino di un'impresa e dei suoi brand. ERE ovvero emozione, ragione, etica, sono le tre aree della psiche: hanno al loro interno un "menu' " di necessità/items, che possono essere messi in relazione con il percepito della soddisfazione offerta da un brand. Si scoprono elementi molto interessanti soprattutto analizzando e descrivendo la distanza che intercorre tra una necessità e la soluzione offerta. La strategia di marketing può tenerne conto in modo oggettivo e misurato.

 

 


L'AMBIGUITA' DELLA SALUTE

Giovanni Siri

docente, psico-sociologo

 

L’affiorare sempre più frequente della sensibilità, o addirittura dell'esigenza di un marketing più “umanistico” che metta al centro la persona intera e non più solo il suo aspetto di “consumatore”, non è privo di ambiguità e di rischi. E’ inevitabile, a ben vedere, che il cambiamento di prospettiva che un approccio “personologico” richiede, generi resistenze. Resistenze che nel marketing assumono la forma di adesione verbale o suggestiva nella comunicazione di quei valori di pertinenza “umanistica”, usandoli però essenzialmente come retorica motivazionale, e non con come vera mutazione di processi e di prodotto.

 

La storia recente abbonda di esempi: il green-washing (evocare verde e natura come appeal, ma senza un reale cambiamento di rotta), oppure il crescente successo del “bio” che riesce a farsi pagare come “valore aggiunto”, senza che ancora esista una reale garanzia sulla effettiva proceduta utilizzata (complici le carenze legislative in merito). Ma il caso che mi pare più gravido di conseguenze, ed eticamente più ambiguo, è quello della salute. E’ chiaro, e il marketing lo ha ben compreso, che il plesso salute-benessere-bellessere-felicità, è ormai l’epicentro motivazionale dell’immaginario collettivo (nei nostri paesi affluenti) , e conseguentemente siamo bombardati di comunicazioni di marketing che ruotano attorno al nostro “wellbeing”, la nostra “fitness”, la prevenzione, l’eterna giovinezza, la vecchiaia felice, e così via. E tutto ciò con reale carenza di acculturazione sulla salute e il benessere psicofisico, senza garanzie reali che le tante promesse magiche siano realtà o solo illusioni di vendita. Con contraddizioni drammatiche: basti pensare ai principi dietetici che vengono diffusi ad ogni rubrica mediale, e alle pubblicità di dolciumi e snack trasmesse nel dopocena serale, proprio nel momento in cui non bisognerebbe mangiare questo tipo di cose. Oppure all’elogio della decrescita felice e della frugalità responsabile, cui si affiancano proposte di automobili che ti rendono veramente felice e superman...

 

Credo che il marketing di per sé non cerchi di cambiare la società e neppure sé stesso: è la politica, la cultura, la consapevolezza etica a dover fare i primi passi e imporsi.

 

irissas@tin.it

 

 


INFELICITA' PRIVATA ED INFELICITA' PUBBLICA

Francesco Da Riva Grechi

Docente, Avvocato              

 

“Rovesciando il titolo del celeberrimo saggio di Albert O. Hirschman del 1982, e senza la pretesa di fornire una nuova spiegazione dell’alternarsi dei cicli economici, si potrebbe trarre spunto dalla riflessione sul marketing umanistico, per allargare la prospettiva oltre la dimensione del rapporto tra impresa e consumatore.bIntendendo il “pubblico” diversamente da come lo proponeva Hirschman, e collocandolo in una sfera temporale che può essere sincronica con quella dei rapporti tra privati, la dottrina della Human Satisfaction può rendere migliori le relazioni che tutti gli esponenti delle aziende, gli imprenditori e i consumatori, ma anche i managers e i professionisti, hanno con lo Stato. Il punto è che Stato, oggi, significa tutt’altro rispetto allo Stato inteso secondo la tradizione liberale maturata nel contesto illuministico. Non che di quest’ultima non si possano continuare a ritenere operanti i principi, a cominciare da quello della libertà intesa in senso “negativo”, come libertà “dallo” Stato, ma non si può neanche sottacere che quest’ultimo sia oggi un’entità del tutto diversa da quella che abbiamo studiato e conosciuto finora. L’apparato giudiziario, in particolare, ha oggi assunto una morfologia del tutto nuova.

 

Per quanto di mia competenza mi occuperò del rapporto che il mondo delle imprese ha con il sistema giurisdizionale in Italia e in Europa, ovviamente solo accennando al tema che sin da ora appare richiedere ben altro spazio. Il marketing umanistico, nato e rigogliosamente sviluppatosi nell’ambito del mercato e della comunicazione d’impresa, con la sua semplicità e umanità, potrebbe infatti essere utile anche nei rapporti che i privati hanno con l’amministrazione della giustizia. E’ inutile nascondere il disagio che imprenditori e professionisti hanno nel vivere questi rapporti, che già nella loro fisiologia riguardano momenti di conflitto e illecito e dunque richiedono un adeguato sostegno, filosofico, psicologico, religioso, se si vuole, e non solo. Le teorie della Human Satisfaction potrebbero fornire il supporto necessario anche in questo campo.

 

francesco@studiodarivagrechi.it

 

 


LA RIVOLUZIONE DEL WEB. I RISCHI PER LA HUMAN SATISFACTION

Questo articolo dell'illustre sociologo Gianfranco Morra, ci spiega come nel corso dei millenni la comunicazione umana ha conosciuto quattro rivoluzioni: la prima fu il passaggio dalla cultura orale alla cultura scritta; l’invenzione della stampa ha dato luogo, nella terminologia di Marshall McLuhan alla «galassia Gutenberg», a cui seguì la «galassia Marconi» con la radio e la televisione (seconda e terza rivoluzione). La quarta rivoluzione è quella del web in cui siamo immersi, e l’autore si sofferma in particolare sulla metamorfosi del modo di fare politica causata dai social network, che ha messo in crisi la democrazia rappresentativa.

 

 

 

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la rivoluzione del web e la human satisf
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IL LAGO D'ORTA CHE NON VI IMMAGINATE


PENSIERI DI VALORE


PILLOLA MUSICALE

Da una grande interprete: Celine Dion