HUMAN SATISFACTION NEWS n.7

PILLOLE PER UN DIALOGO SU IMPRESA, MARKETING, FORMAZIONE E COMUNICAZIONE 

 

Human Satisfaction News vuol comunicare concetti e notizie utili, per contribuire a una nuova cultura umanistica basata non più sul vecchio modello "consumatore", ma sulla centralità dell'essere umano con le sue necessità da soddisfare nelle aree dell'emotività, della ragione e dell'etica, per troppo tempo dimenticata.  Chi legge potrà se crede  inviare una sua pillola di 5-10 righe, orientata alla human satisfaction dei suoi amici, clienti e stakeholder, firmandola e inserendo la propria mail, con eventuali sito e link, per i lettori manager, imprenditori e professionisti che sono nel data base in costante crescita.


NELL’ERA DEI SOCIAL C’E’ CHI... LA PENSA DIVERSAMENTE


DA PHILIP KOTLER CONCETTI E CONSIGLI UTILI  PER MARKETING MANAGER E IMPRENITORI

Troverete nell'allegato una sintesi di un libro che è considerato attualissimo. Chi si occupa di marketing troverà anche gli elementi considerati necessari per il successo di un marketing manager, e comunque utili anche per imprenditori e dirigenti.

 

Inoltre, è da poco uscito "RIPENSARE IL CAPITALISMO" in cui Kotler mette a fuoco i tanti problemi di oggi, proponendo soluzioni per un capitalismo più sano e sostenibile.

 

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ACADEMY ONEDAY: LA FORMAZIONE “SU MISURA” PER L’IMPRESA

Marzio Bonferroni

 

 Al mattino informazioni su metodi e tecniche innovative da parte di cinque professionisti di documentata esperienza internazionale, da proporre secondo l’interesse dell’impresa nelle discipline: filosofia, psicologia, sociologia, ricerche quali-quantitative, marketing, formazione, comunicazione, web-digitale, relazioni pubbliche. Al pomeriggio i manager e i presenti potranno porre domande per loro specifiche necessità. Dopo qualche giorno tutti riceveranno un report completo di quanto presentato al mattino e di quanto rilevato al pomeriggio, riportando domande e risposte.

 

Da questa esperienza, che è già completa in se stessa, può talvolta nascere un programma periodico con temi di utilità concreta per l’impresa e per il suo sviluppo.

 

 


L’EQUIVOCO DELLA NATURALITA'

Giovanni Siri

Ordinario di Psicologia, consulente per scenari e trend culturali 

 

 Il marketing ha sempre catturato il consumatore rappresentandogli l’appagamento dei suoi desideri attraverso il consumo. Dopo l’erotismo, la trasgressione, l’excitement il desiderio oggi più intercettato e narrato dal marketing, ruota attorno alla salute-benessere e, in Italia, finisce per condensarsi nella promessa, soprattutto alimentare, di “naturalità”. I dati dei primi mesi del 2016 dicono che gli italiani stanno fortemente puntando su alimenti naturali come risorsa per la propria salute e benessere. Il successo del “bio” sembra incontenibile, mentre crescono i consumi di frutta e verdure, anche in forma di frullati o di estratti: lo testimonia anche la comparsa e l’acquisto di centrifughe ed estrattori, ormai disponibili in qualsiasi catena di elettrodomestici e talora anche nei supermercati (magari come acquisto con raccolta punti). Sembra quasi che in una età di incertezza e insicurezza circa la possibilità di mantenere il benessere raggiunto nei decenni passati rivolgersi a “madre natura” sia un riflesso affettivo, quasi una richiesta di coccole e di attenzioni: del resto, “io valgo” ed è giusto che madre natura si prenda cura di me. Tuttavia questa ricerca di rifugio sicuro e pieno di cure per me, rischia di farci dimenticare dati di realtà e di far prevalere il codice affettivo su quello razionale in misura rischiosa. L’esigenza di sicurezza affettiva sarà anche molto umana, ma spinge a gesti sconsiderati come i femminicidi o i suicidi giovanili, oppure a vie di fuga dalla realtà attraverso dipendenze o depressione (tutti fenomeni in aumento). Abbiamo sdegnosamente respinto gli OGM, ignorando che di fatto il grano più diffuso nel mondo è modificato geneticamente, oppure che molte popolazioni possono essere nutrite solo grazie a innesti artificiali di nutrienti diversi. Difendiamo i prodotti italiani (alimentari e agricoli) come i migliori del mondo, dimenticando rapidamente i tanti fenomeni di inquinamento dei suoli e di manipolazione scorretta e di carenze di igiene. Vogliamo credere che l’olio di oliva sia italiano, ma sappiamo che la maggior parte delle olive sono di provenienza straniera (non ne abbiamo abbastanza). Vogliamo credere che il nostro latte sia il migliore, ma così non è rispetto a quelli francese o tedesco. Per questa via rischiamo o di illuderci colpevolmente o di restringere a pochi eletti i consumi “privilegiati” di materie prime naturali e italiane. Ce l’abbiamo con le merendine, ma rimaniamo tra i genitori che più riempiono di “schifezze” i nostri figli, che infatti stanno diventando tra i più obesi d’Europa. Così ci accontentiamo delle promesse pubblicitarie ricche di immagini di naturalità e di benessere, e nemmeno leggiamo attentamente le etichette: a parte i movimenti vegani e fruttariani e simili che stanno cercando l’acquisto diretto (o la coltivazione diretta) e la preparazione autogestita. Ma questa è una soluzione elitaria, non è proponibile a tutti noi. Per trovare un equilibrio più sano di quello dell’autoinganno o dell’inganno pubblicitario, occorre prima di tutto fare i conti con il vero contenuto della nostra richiesta di “naturalità” e di “benessere”: solo ponendo la vera domanda potremo trovare una reale risposta, magari ricomponendo la contrapposizione ideologica tra naturale  e artificiale, un dualismo da superare in una età post-cartesiana che accetti la complessità e la interdipendenza dei fenomeni. Chissà se un marketing orientato alla crescita dell’adultità del consumatore potrà mai nascere, aiutando le persone a conciliare ideale e reale, razionale ed emotivo, individuale e sociale: e non ditemi che questo “non è compito del marketing”, perché “noi dobbiamo solo vendere”. 

Forse si possono fare buoni affari anche vendendo un po' di verità.

 

irissas@tin.it

 

 


DOPO I DISASTRI DELLA COMUNICAZIONE DI PURO IMPATTO EMOTIVO, SI RISCOPRE IL VALORE DEI CONTENUTI

Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire... Per anni, nonostante le ricerche sull’opinione del pubblico, molte imprese hanno continuato a disperdere energie e notevolissimi investimenti  in messaggi in cui domina la componente emotiva per l’aggancio dell’attenzione, come se da questa potesse dipendere l’esito della comunicazione.

Mi ricordo bene che quando si chiedeva alle coppie “creative” come mai non leggevano le ricerche, spesso costosissime, che il marketing metteva sul loro tavolo, la risposta confermava che per loro le ricerche erano quasi quasi un freno alla creatività, che invece doveva essere a loro dire libera e senza vincoli.

I risultati sono stati sempre sotto gli occhi di tutti, e gli unici ad averne avuto risultati sono state le Agenzie che basavano il loro business sui “mitici” GRP affermando che il problema era nell’investimento, che doveva secondo loro essere sempre più rilevante. 

Come se la ripetizione dei messaggi emotivi potesse in qualche modo surrogare la mancanza dei contenuti, che finalmente da oggi qualcuno comincia a dire che sono loro la vera causa dell’attenzione e dell’opinione, fino a generare il desiderio di acquisto di un prodotto o di un servizio.

Grazie dunque alla crisi economica che ha messo in evidenza la necessità di misurare ogni euro di investimento, finalmente si riscopre il valore dei contenuti, partendo a monte dall’attento “ascolto” delle necessità. La creatività di puro entertainement ha mostrato tutti i suoi limiti, dovuti anche al decentrare completamente la funzione della comunicazione a chi non ha una visione globale dell’impresa e delle vere necessità dei vari stakeholder. Sempre di più la vera creatività utile per il pubblico, è quella originata da un team con la presenza delle varie discipline del marketing e della comunicazione.

 

 


LA MULTICREATIVITA’ E’ IL RISULTATO DEL TEAM MULTIDISCIPLINARE

 Marzio Bonferroni

 

La complessità non è solo dell’economia e del marketing, ma nella stessa mente umana, nella quale si intrecciano costantemente le esigenze nelle aree della psiche che sappiamo essere l’emotività, la ragione e l’etica. Per la loro soluzione, abbiamo a disposizione un importante “strumento” che chiamiamo team multidisciplinare.

Il risultato del suo lavoro è la multicreatività, frutto della sinergia tra le varie discipline parti del team che, dopo aver ben compreso l’obiettivo, hanno definito la strategia di marketing, descrivendo il programma per raggiungerlo con i concept “motori” di comunicazione nei contenuti e nei mezzi, relazione fiduciaria e fidelizzazione, misurabili in qualità e quantità.

 

http://www.treccani.it/vocabolario/multicreativita_(Neologismi)/

 

 


QUALE COMUNICAZIONE DI MARKETING PER UNA COMPLETA HUMAN SATISFACTION ?

Giacomo Samek Lodovici

Docente di filosofia morale

 

Se la pubblicità si limita a vellicare le emozioni sessuali del pubblico per fini di business, mercificando il corpo dell’uomo e soprattutto della donna, è eticamente malvagia, in quanto calpesta l’incommensurabile dignità umana, la quale bandisce − come ha efficacemente asserito Kant − qualsiasi pratica di strumentalizzazione e mercificazione dell’essere umano.

Inoltre, tale pubblicità risulta, a lungo andare, meno efficace di una comunicazione di marca che invece tenga conto di tutte le dimensioni della persona sopra brevemente accennate: il destinatario di una comunicazione di marca che si senta trattato come persona, che senta se stesso “ascoltato” dall’impresa e che percepisca che essa non vuole vellicare le sue emozioni per manipolarlo, bensì si premura di soddisfare non solo le sue esigenze edoniche ed emotive, ma anche quelle etiche, estetiche, affettive, sociali, religiose, ecc, risponderà in modo estremamente positivo, tanto più se tale comunicazione di marca, inoltre, si rivolge a lui mediante una forma di “dialogo”, il quale corrisponde anche alla costitutiva dialogicità dell’uomo. Una simile strategia di marketing − se realizzata con perizia − può davvero conseguire un grande successo col pubblico e fidelizzare i suoi destinatari.          

 

(estratto da - "La fine del consumatore e la nascita della human satisfaction "-  ed. Mind 2006)

 

 


PENSIERI DI VALORE


AFORISMI PER LA COMUNICAZIONE E IL MARKETING

Negli aforismi, se nascono da un sincero desiderio di comunicare valori reali, si possono trovare elementi importanti per il comportamento concreto dei manager, e comunque di chi deve prendere decisioni per il futuro. Infine è da notare che un aforisma può sollecitare riflessioni che messe insieme riducono ulteriormente il rischio di decisioni errate.

 

 

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Aforismi di Comunicazione it-ingl MB.do
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PILLOLA MUSICALE

ALLELUJA

 

Stephan e Amii Stewart